Nel 1969 si
costituì a Napoli il Centro Internazionale per lo Studio
dei Papiri Ercolanesi (C.I.S.P.E.), per iniziativa del prof. Marcello
Gigante, che ne divenne il Segretario. Presidente fu nominato il
prof. Vittorio De Falco e ne furono membri i piú illustri
filologi e papirologi che si siano occupati di testi ercolanesi,
da Bruno Snell a Reinhold Merkelbach e Wolfgang Schmid. Attualmente
Presidente è il prof. Giovanni Pugliese Carratelli, Vicepresidente
è la prof. Francesca Longo Auricchio e Segretario il prof.
Giovanni Indelli; oltre a insigni studiosi italiani e stranieri,
sono membri di diritto il Preside della Facoltà di Lettere
e Filosofia dell'Università degli Studi di Napoli Federico
II, il Direttore della Biblioteca Nazionale 'Vittorio Emanuele III'
di Napoli, il Direttore dell'Officina dei papiri ercolanesi, il
Direttore dell'Istituto di Patologia del libro e il Soprintendente
Archeologo di Pompei ed Ercolano. La sede legale del C.I.S.P.E.
è il Dipartimento di Filologia Classica 'Francesco Arnaldi'
dell'Università degli Studi di Napoli Federico II.
ll C.I.S.P.E. sorse col duplice intento di collaborare alla ripresa
dello scavo della Villa dei papiri in Ercolano e promuovere il rinnovamento
dello studio dei testi ercolanesi, oggi conservati nella Officina
dei papiri ercolanesi nella Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele
III di Napoli.
Come è noto, i papiri furono trovati dagli scavatori borbonici,
a partire dal 1752, nella Villa ercolanese probabilmente appartenuta
alla famiglia romana dei Pisoni. L'edificio fu aggredito allora
solo attraverso pozzi e cunicoli, mai scavato a cielo aperto: ecco
perché se ne caldeggia oggi uno scavo compiuto, nella fiducia
che possa restituire ancora testi e opere d'arte sfuggiti all'esplorazione
settecentesca. Nel 1986 la Soprintendenza Archeologica di Pompei
ha avviato una nuova esplorazione della Villa che, partendo dagli
antichi pozzi borbonici, oggi nuovamente ed esattamente identificati,
approdi a un vero e proprio scavo modernamente concepito. È
stato avviato lo scavo a cielo aperto nella zona occidentale tra
la città di Ercolano e la Villa che ha portato alla luce
parte della zona dell'atrio e ha rivelato che l'edificio si estendeva
su piú piani (almeno tre) sottostanti a quello già
noto e non esplorati dall'indagine settecentesca
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